Quando si pensa ai nuovi colossi dell’auto elettrica provenienti dalla Cina si tende a immaginarli come startup nate negli ultimi anni. La storia di Changan Automobile, tuttavia, affonda le sue radici molto più indietro nel tempo: nasce infatti nel 1862 a Shanghai come fabbrica di forniture militari col nome di Jinling Arsenal.
È soltanto nel 1958 che l'azienda produce il suo primo veicolo a quattro ruote, una fuoristrada militare (un po' come Jeep con la Willis, per intenderci).
Negli anni ’80 Changan sceglie di convertirsi definitivamente al settore automobilistico civile. Attraverso strategiche joint venture con giganti internazionali del calibro di Suzuki, Ford e Mazda, il gruppo acquisisce know-how tecnologico, competenze ingegneristiche e standard produttivi di livello globale. Questo percorso permette a Changan di diventare uno dei "Big Four" automobilistici cinesi.
Con l'inizio della transizione verso la mobilità sostenibile, l'azienda si proietta con decisione verso l'elettrificazione e la digitalizzazione, sviluppando una solida architettura tecnica e lanciando brand e collaborazioni ad alto tasso tecnologico.
L'arrivo di Changan sul mercato italiano non è un semplice sbarco commerciale, ma il coronamento di un legame con il nostro Paese che dura da vent'anni. Pochi sanno, infatti, che già nel 2006 Changan ha inaugurato il suo Centro di Design e R&D a Torino, e questo ci dice molto sulla visione che il marchio cinese ha avuto ben prima dello sbarco massiccio di marchi cinesi in Italia e in Europa.
Nell'ambito del suo piano di espansione internazionale, Changan ha formalizzato la sua presenza diretta in Europa e in Italia con un'offerta focalizzata su SUV elettriche e ibride plug-in di nuova generazione. I modelli destinati al mercato italiano si distinguono per il design europeo, tanta tecnologia e un rapporto qualità prezzo competitivo.