Auto italiane: 5 modelli che hanno segnato un'epoca

28-Giu-2019  

Quali sono state le auto italiane che hanno segnato un'epoca? Verrebbe logico citare le supercar più esclusive e potenti, i modelli che hanno fatto sognare gli automobilisti del nostro Paese e non solo ma non sarebbe corretto.

Le vere vetture significative sono infatti quelle che hanno conquistato il pubblico, quelle che hanno popolato le strade e non solo le copertine delle riviste o i parcheggi delle località più raffinate. Quelle, insomma, che ci hanno accompagnato nei nostri viaggi e nella nostra vita.

Di seguito troverete la storia di cinque auto italiane che hanno segnato un'epoca: le 5 vetture più vendute di sempre (una per marca) provenienti dal Bel Paese.

Alfa Romeo Alfasud

Sarebbe riduttivo considerare l'Alfasud semplicemente come l'Alfa Romeo più venduta di sempre: la compatta del Biscione – nata nel 1971, disegnata da Giorgetto Giugiaro e prodotta a Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli – è stata infatti una delle auto più tecnologicamente avanzate di quel periodo.

Trazione anteriore, motore boxer e quattro freni a disco: queste le principali innovazioni introdotte dalla segmento C “lombarda”, una vettura caratterizzata da prestazioni vivaci e da un comportamento stradale coinvolgente ma penalizzata dalla scarsa affidabilità e da finiture tutt'altro che perfette.

L'Alfa Romeo Alfasud debutta nel 1972 con un motore 1.2 da 63 CV, nel 1973 arriva il servofreno mentre nel 1975 è la volta della variante station wagon (a due porte) Giardinetta. Risale al 1976, invece, il lancio della versione coupé Sprint e della Trofeo (destinata alle corse e dotata di un propulsore 1.3 da 126 CV).

Nel 1977 debutta un primo lifting (paraurti con inserti in gomma e poco altro) mentre l'anno seguente si allarga la gamma motori con due 1.3 da 71 e 79 CV e un 1.5 da 84 CV. Il vero restyling viene svelato nel 1980, anno in cui sparisce dal listino la Giardinetta: paraurti in plastica, elementi di design più moderni e tre nuovi motori (1.2 da 68 CV, 1.3 da 79 CV e 1.5 da 95 CV) al posto del 1.3 meno potente. Nello stesso anno debutta la raffinata versione Valentino.

L'attesissimo portellone viene introdotto sull'Alfa Romeo Alfasud a quattro porte (fino a quel momento dotata di lunotto fisso) solo nel 1982, anno d'esordio del 1.5 da 105 CV e dell'addio del 1.2 da 63 CV e del 1.3 da 126 CV. Il portellone debutta sulla variante a due porte nel 1983 (quando la Sprint perde il prefisso Alfasud) mentre nel 1984 la compatta del Biscione resta in listino solo con il 1.5 da 95 CV.

Autobianchi A112

L'Autobianchi A112 nasce nel 1969 come risposta italiana – con dieci anni di ritardo – alla Mini. Una piccola “chic” (dotata della trazione anteriore e di un motore 903 da 44 CV montato in posizione trasversale) che conquista gli italiani.

Nel 1971 arriva la versione sportiva Abarth con un propulsore 1.0 da 58 CV mentre due anni più tardi debuttano i paraurti in gomma e il 903 sale di potenza (47 CV). L'omologazione cinque posti risale al 1975 (in concomitanza con il lancio di un propulsore 903 da 42 CV e della Abarth da 70 CV che rimpiazza quella da 58).

L'Autobianchi A112 903 più “spinta” viene depotenziata nel 1976 (45 CV) e ripotenziata nel 1977 (48 CV), quando vengono introdotti i poggiatesta. Due anni dopo è invece la volta del tetto apribile e del cambio a 5 marce. Tra le ultime evoluzioni degli anni '80 segnaliamo la LX del 1982 con gli alzacristalli elettrici, l'ultima serie del 1984 con il nome del modello serigrafato nella parte posteriore e la scelta, a partire dal 1985, di commercializzare la vettura solo con il motore meno potente.

Fiat Uno

La Fiat Uno è l'auto italiana più venduta di sempre: una piccola rivoluzionaria nata nel 1983 che si distingueva dalle rivali dell'epoca per l'eccezionale sfruttamento degli spazi. Merito della carrozzeria sviluppata in altezza disegnata da Giorgetto Giugiaro. Nominata Auto dell'Anno nel 1984, debutta con quattro motori: tre a benzina (903 da 45 CV, 1.1 da 55 CV e 1.3 da 70 CV) e un 1.3 diesel da 45 CV.

Nel 1985 il 903 viene rimpiazzato dal più evoluto 1.0 Fire a benzina, esordisce il 1.3 turbo da 105 CV, la potenza del 1.1 sale a quota 58 mentre quella del 1.3 aspirato scende a 65 cavalli. Il vecchio propulsore 903 torna nel 1986 (anno di lancio del 1.4 turbodiesel da 70 CV mentre nel 1988 viene presentata la CS: carrozzeria simile a quella della Uno ma base tecnica più obsoleta (derivata addirittura dalla 128).

La seconda generazione della Fiat Uno – svelata nel 1989 – non è altro che un profondo restyling della prima serie caratterizzato da un frontale e da una coda più moderni che ricordano quelli della sorella maggiore Tipo. Il 903 viene rimpiazzato da un 1.0 da 44 CV, arriva un 1.1 depotenziato a 56 CV, il 1.3 aspirato lascia spazio a due 1.4 da 69 e 71 CV ed esordisce un 1.4 turbo benzina da 116 CV. Per quanto riguarda le unità a gasolio segnaliamo l'ingresso in listino di un 1.7 aspirato da 57 CV e il leggero aumento di potenza (71 CV) del 1.4 sovralimentato.

Nel 1990 torna nuovamente il 903 (insieme a un 1.5 da 75 CV) mentre l'anno seguente è la volta di un 1.1 da 50 CV e di un 1.4 turbo da 111 CV. Il 1992 è l'anno nel quale abbandonano le scene due unità turbo benzina (il 1.3 e il 1.4 più potente), il 1.0 da 44 CV e il 1.3 diesel mentre entra in commercio un 1.1 da 49 CV. Il 903 abbandona definitivamente il listino nel 1993 (insieme ai 1.1 da 50 CV in su) mentre nel 1994 restano in vendita solo tre unità: due a benzina (1.0 da 48 CV e 1.4 da 69 CV) e il 1.7 a gasolio.

Lancia Y/Ypsilon

La Lancia Y nasce nel 1996 per rimpiazzare l'Autobianchi Y10 ed è la prima piccola venduta in Italia dalla Casa torinese. Design originale (anche dentro, con il cruscotto montato al centro) e un centinaio di tinte a disposizione grazie al programma Kaleidos.

Disponibile esclusivamente con motori a benzina, viene lanciata con due propulsori (un 1.2 da 60 CV e un 1.4 da 80 CV), affiancati nel 1997 da un 1.1 da 54 CV e un 1.2 da 86 CV. Il 1.4 da 80 CV sparisce dal listino nel 1998 mentre nel 2000 – in occasione del restyling – abbandona le scene il 1.1 e la potenza del 1.2 più “grintoso” cala (80 CV).

La prima generazione della Lancia Ypsilon viene presentata nel 2003 e si distingue dall'antenata per la carrozzeria più alta e stretta e per un posteriore ispirato a quello della Ardea. Quattro i motori al lancio: tre a benzina (1.2 da 60 e 80 CV e 1.4 da 95 CV) e – per la prima volta – un'unità turbodiesel (1.3 MJT da 69 CV). Il restyling del 2006 porta lievi modifiche estetiche e tante novità alla gamma propulsori: il 1.2 da 80 CV lascia spazio a un 1.4 da 77 CV e il 1.3 a gasolio viene rimpiazzato da due unità di pari cilindrata da 75 e 90 CV, affiancate l'anno seguente da una variante ancora più potente da 105 CV.

La gamma della prima serie della Lancia Ypsilon si allarga nel 2009 con il debutto della versione a GPL (dotata di un 1.4 da 77 CV), l'unica a rimanere in listino dal 2010 insieme al 1.2 a benzina e al 1.3 diesel meno potente.

La seconda generazione della Lancia Ypsilon nasce nel 2011: design ispirato a quello della sorella maggiore Delta (specialmente nel posteriore), cinque porte (con le maniglie delle portiere posteriori nascoste) e produzione spostata dall'Italia alla Polonia. La gamma motori al lancio comprende quattro unità: due a benzina (1.2 da 69 CV e 0.9 turbo bicilindrico TwinAir da 85 CV), un 1.2 a GPL da 69 CV e un 1.3 turbodiesel MJT da 95 CV. Nel 2013 tocca alla variante a metano (spinta dall'unità bicilindrica depotenziata a 80 CV) mentre due anni più tardi il restyling regala alla piccola piemontese una mascherina più larga.

Nel 2016 debutta un 1.3 MJT meno potente – 80 CV – che abbandona i listini, insieme all'altra unità diesel e al bicilindrico a benzina – nel 2018.

Maserati Biturbo

Oggi la Maserati Biturbo ha una brutta fama – colpa della scarsa affidabilità e delle finiture non all'altezza del marchio (specialmente quelle dei primi esemplari) – ma negli anni '80 conquistò tantissimi clienti: ancora oggi è infatti l'auto del Tridente più venduta della storia. Il segreto del suo successo? Un design elegante e sportivo al tempo stesso, motori V6 potenti e un prezzo non esagerato in rapporto alle prestazioni offerte.

La Maserati Biturbo debutta nel 1982: disponibile inizialmente solo a due porte, monta un motore 2.0 a doppia sovralimntazione da 180 CV. Nel 1985 arrivano la 425 – variante a passo lungo e con quattro porte dotata di un propulsore 2.5 da 200 CV – e la Biturbo S (2.0 da 205 CV) mentre l'anno seguente – in concomitanza con l'aumento di potenza del 2.0 “base” (da 180 a 184 CV) e con l'introduzione della 420 da due litri al posto della 425 - tocca alla Spider, contraddistinta dal passo più corto.

Nel 1986 è la volta del propulsore 2.0 a iniezione con 188 CV e l'anno successivo – oltre alla 228 (coupé col passo della berlina dotata di un motore 2.8 da 247 CV) – entra in listino il propulsore 2.0 Si da 223 cavalli. Il restyling del 1988 porta un design più moderno e finiture più curate ma non solo: debutta la Karif (una coupé realizzata sulla base a passo corto della Spider) e rimangono in listino solo i tre propulsori a iniezione (2.0 da 188 e 223 CV e 2.8 da 247 CV).

La gamma della Maserati Biturbo vede altre modifiche rilevanti nel 1989: il 2.0 meno potente abbandona i listini e viene rimpiazzato da un due litri da 245 CV montato dalla coupé 2.24v. Nel 1990 il 2.8 viene depotenziato (224 CV) e l'anno dopo – in concomitanza con il secondo restyling – sbarca in listino la Racing, con un 2.0 da 283 CV sotto il cofano. Il 1992 è l'anno nel quale il propulsore 2.0 da 223 CV smette di essere commercializzato e quello da 245 CV viene depotenziato a 241. Quest'ultima unità resta l'unica in listino dal 1993: nel 1994 abbandona le scene la variante a quattro porte 4.24v mentre nel 1995 l'ultima Biturbo in commercio è la Spider.

Autore: Marco Coletto

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