Suzuki Hybrid, i record del 2019

02-Lug-2019  

Suzuki nel nostro Paese ha chiuso il primo semestre 2019 con ottimi risultati. Merito della gamma Hybrid, composta dalle versioni ibride di Ignis, Swift e Baleno. E la tendenza promette bene anche per il resto dell’anno, con 3.738 auto immatricolate nel solo mese di giugno (+52,88% rispetto a 12 mesi fa).

I NUMERI DEL 2019

I numeri di Suzuki in Italia non sono solo un buona performance rispetto allo scorso anno, ma anche in paragone ai primi 25 marchi del mercato interno. Il dato di Suzuki è il migliore, nonostante una flessione globale del 2,08%. Una simile crescita ha consentito alla Casa di Hamamatsu di toccare su base mensile la quota record del 2,18%.

Le 20.393 immatricolazioni del periodo gennaio-giugno 2019 rappresentano un record per Suzuki, rispetto alle 17.681 unità registrate nello stesso periodo del 2018. L’aumento in questo caso è stato del 15,34%, mentre la quota è passata dall’1,58 all’1,88%. A rendere ancor più brillanti questi valori è il fatto che si vanno a sommare alla crescita delle immatricolazioni del 45,5% già conseguita tra il 2016 e il 2018.

IL SUCCESSO DEL SUZUKI HYBRID

Ignis, Swift e Baleno sono gli autori di questo exploit. Le versioni ibride spinte dalla tecnologia Suzuki Hybrid figurano, questo mese, nella ‘top ten’ delle ibride più vendute. La compatta e sportiva Swift occupa la 7^ posizione in classifica con 393 esemplari, seguita a ruota dalla Baleno e dalla Ignis, rispettivamente 8^ e 9^ con 373 e 371 esemplari.

Ammontano a 1.137 le Suzuki ibride immatricolate a giugno, con un’incidenza del 30,4% sul totale delle immatricolazioni del marchio e un peso del 12% sul mercato delle ibride in generale. Suzuki si conferma ancora una volta il 2° costruttore per vendite in Italia.

LE RAGIONI DELLA SCELTA IBRIDA

Notevole è l’andamento dei 3 modelli ibridi rispetto al primo semestre 2018: la Swift Hybrid è cresciuta del 49%, passando dai 1.573 esemplari del 2018 ai 2.344 del 2019. La Ignis Hybrid ha registrato un più 39,6%. Ma perché l’ibrido giapponese ha riscosso così tanto seguito? In primis ci sono i benefici previsti localmente da Regioni, Province e Comuni. I vantaggi comprendono incentivi all’acquisto, esenzione totale o parziale dal pagamento del bollo, accesso alle Zone a Traffico Limitato o sosta gratuita nei parcheggi con strisce blu.

In secondo luogo la gamma ibrida Suzuki è la più accessibile del mercato a soli 13.800 euro. Basta aggiungere 1.000 euro per passare da una propulsione tradizionale a una vettura ibrida.

I SEGRETI DEI MOTORI DI HAMAMATSU

Il cuore del sistema è l’Integrated Starter Generator, che funge da alternatore, motorino di avviamento e motore elettrico. Questo dispositivo è alimentato da un pacco di batterie agli ioni di litio a 12V posto sotto il sedile del guidatore. Gli accumulatori pesano solo 6,2 kg e non inficiano sull’abitabilità.

Inoltre il Suzuki Hybrid può essere abbinato a 2 diversi motori: 1.2 Dualjet e 1.0 Boosterjet. In questo modo il marchio nipponico è l’unico ad accoppiare l’ibrido alla trazione integrale, al turbo e alla doppia alimentazione, benzina e GPL. Infine l’ibrido Suzuki è il massimo della praticità: non richiede interventi da parte del conducente, non ha bisogno di ricariche esterne e lavora in modo automatico a tutto vantaggio dell’efficienza e della progressione, che beneficia di una coppia supplementare di 50 Nm.

Autore: Francesco Bagini