Maggiolino Volkswagen, 50 anni fa il record di campione del mondo

17-Feb-2022  
  • Volkswagen Maggiolino 1972 Weltmeister
  • Volkswagen Maggiolino 1972 Weltmeister 1
  • Volkswagen Maggiolino 1972 Weltmeister retro
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  • Volkswagen Maggiolino 1972 convertible interni
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Quando, sul finire degli anni '50, gli ingegneri tedeschi lo implorarono letteralmente di "ristrutturarlo", Giovan Battista Pininfarina rispose loro: «È così bello com'è: perché volete modificarlo?».

Che il design del leggendario "Der Käfer" o "Beetle", come venne presto ribattezzato nel Regno Unito, non necessitasse di grandi ritocchi forse oggi sarebbe intuibile da parte di chiunque. Ma la conferma più clamorosa arrivò alle 13.45 di quel 17 febbraio 1972 in cui dalla catena di produzione di Wolsfburg venne alla luce l'esemplare numero 15.007.034 - un Maggiolino 1302 S azzurro metallizzato - del primo modello nella storia di Volkswagen: quello per noi italiani resterà per sempre impresso nella memoria collettiva come l'indimenticabile "Maggiolino".

INDICE
DISEGNATO DA PORSCHE
L'AUTO TEDESCA PIU' CONOSCIUTA
LE VERSIONI "DA GUERRA"
UNA DEGNA EREDE
ROBUSTA, AFFIDABILE, MA ANCHE AERODINAMICA

Un record di produzione che permise al mitico modello disegnato da Ferdinand Porsche di superare nelle vendite l'epica Ford "Model T", da sempre definita come l'auto più influente del XX secolo, e di collezionare il primo di una serie di primati che hanno fatto della Volkswagen Typ 1 e dei suoi successivi restyling e versioni speciali una delle icone più popolari dell'auto e della tecnica di tutti i tempi.

Il traguardo raggiunto nel febbraio 1972 fu festeggiato con una serie speciale "Der Weltmeister" ("il campione del mondo", in tedesco), prodotta in soli 6.000 esemplari e arricchita di accessori esclusivamente dedicati al concept celebrativo.

Ma non figura solamente questo tra i primati conquistati dall'indomito "Scarafaggio" più famoso della Terra, che oltre a rappresentare il primo e unico modello dell'"Auto del popolo" teutonica per quasi un trentennio e ad incarnare il simbolo della rinascita della rinascita industriale della Germania nel secondo dopoguerra, è sicuramente l'automobile tedesca più conosciuta sul Pianeta e quella che ancora detiene il record di longevità di produzione, essendo stata prodotta ininterrottamente per oltre 65 anni. Record successivamente allungato, grazie alle due riedizioni del 1998 e del 2011 che hanno portato la fabbricazione complessiva ad oltre 21 milioni e mezzo di unità.

La Wolkswagen Typ 1 - questo il nome del "Maggiolino" fino al 1967 - prese forma (e vita) dalla penna di Ferdinand Porsche nel 1938 che si aggiudicò, a scapito del designer rivale di casa Mercedes-Bens, Jakob Werlin, la gara di progettazione bandita da Adolf Hitler per realizzare quella che sarebbe dovuta divenire l'"auto per tutti", accessibile anche all'operaio o al cittadino della classe media.

La prima creatura di casa Volkswagen fu presentata l'anno successivo al Salone di Berlino, riscuotendo un'enorme successo grazie ai costi finalmente accessibili e ad un design tutt'oggi unico per originalità, semplicità e compattezza. Ma l'inizio del Secondo Conflitto mondiale spinse da subito il "Reich" a convertirne la produzione per le esigenze belliche. Nacquero così la "Kübelwagen", costruita in lamierati piani, l'anfibia "Schwimmwagen" e la "Kommandeuwagen", prodotta in 667 esemplari e impiegata nella campagna di Russia.

A guerra conclusa, la rinata produzione in serie del Maggiolino fu avviata nel 1945, rivoluzionando il mercato in pochi anni e trasformando la soffocante tenuta militare indossata forzosamente negli anni del Nazismo in un simbolo della libertà di movimento e, successivamente, anche dello stile di vita hippy per centinaia di migliaia di persone.

Sul finire degli anni '60, la mancanza di altri modelli - se si esclude il flop in termini di vendite registrato dalla squadrata berlina K70 -, la flessione del mercato e l'agguerrita concorrenza di altri produttori, a cominciare dalla nostra Fiat, spinsero Volkswagen sull'orlo del baratro. Una fine ingloriosa e inaspettata, scongiurata però dall'arrivo di un modello disegnato da un altro padre nobile del design italiano, quel Giorgietto Giugiaro che all'inizio degli anni '70, ispirandosi alle linee della Fiat 128, diede alla luce il progetto della futura Golf, destinata a superare i successi clamorosi dell'illustre antenata.

Anche sotto il profilo della meccanica, il Maggiolino ha sin dai primi modelli abbinato semplicità e soluzioni all'avanguardia. Equipaggiata con un motore boxer posteriore longitudinale a quattro cilindri, fu fin da principio dotato di una testata a valvole in testa, in una fase storica in cui la soluzione più diffusa era quella delle valvole laterali. Esternamente il "Beetle" progettato da Porsche aveva un silhouette tondeggiante e dall'alto coefficiente di aerodinamicità. Una forma da vero "coleottero" in grado di proteggere sorprendentemente i passeggeri anche in caso di ribaltamento.

La robustezza e l'affidabilità rappresentavano, poi, il quasi proverbiale marchio di fabbrica del Maggiolino, in grado nel 1959 di resistere al quasi insostenibile test, proposto dall'allora direttore di "Quattroruote", Gianni Mazzocchi, di percorrere in due occasioni consecutive, per ben 100 volte senza soste, la neonata autostrada del Sole da Milano a Bologna, per un totale di quasi 40.000 km.

Il resto è storia recente. Niente affatto conclusa. D'altra parte, anche gli antichi Egizi avevano scelto l'effige di uno scarabeo per dare forma e valore simbolico all'idea di un'eterna rinascita.

 

Autore: Redazione
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