BYD Dolphin, la crossover compatta elettrica cinese

09-Nov-2023  

Il suo nome e il blu scelto per i rivestimenti dell’abitacolo ricordano il mare: la BYD Dolphin (Delfino, per chi non mastica l’inglese) è la più piccola della gamma Ocean Series del produttore cinese BYD.

INDICE
La BYD Dolphin in breve
Test drive: la BYD Dolphin da 204 Cv su strada
I prezzi di listino

BYD, acronimo di Build Your Dreams, è un costruttore cinese nato nel 1995 come produttore di batterie, e solo dal 2003 ha ampliato il suo business con la realizzazione di auto elettriche. D’altra parte nel settore delle batterie vanta una grande esperienza, tanto da montarne una caratterizzata da celle lunghe e sottili con chimica litio-ferro-fosfato, meno infiammabile rispetto a quelle della maggior parte delle concorrenti.

La BYD Dolphin è la più piccola e accessibile del marchio: le sue dimensioni sono contenute in 4,29 metri, le stesse di Volkswagen T-Roc, Mini Countryman e Peugeot 2008, tanto per capirci. La gamma, ovviamente, è tutta elettrica. 

Si parte da 95 Cv di potenza con batteria da 44,9 kWh, autonomia (misurata nel ciclo WLTP) di 340 km, e prezzo di poco inferiore ai 31 mila euro.
Le altre due versioni, da 176 Cv e 204 Cv, montano una batteria da 60,4 kWh e hanno un’autonomia di 427 km. La top di gamma costa poco più di 37 mila euro.

L’abitacolo, spazioso in rapporto alle dimensioni esterne, presenta un arredamento creativo: tondeggiante, con richiami ai delfini (vedi le maniglie delle porte) e, in generale, al tema marino.

Il selettore delle marce è una rotella verticale sulla console centrale, la strumentazione prevede un piccolo schermo non personalizzabile, e quello dell’infotainment da 12,5 pollici può ruotare di 90° per soddisfare i gusti di tutti: orizzontale oppure verticale, in stile tablet. Un unicum del segmento di cui non si sente l’utilità, ma è senza dubbio d’effetto. La reattività del sistema multimediale è ottima, ma tante funzioni passano dallo schermo e non risultano sempre immediate.

Sulla BYD Dolphin il comfort è stato messo in primo piano. A cominciare dai sedili ampi e morbidi, per proseguire con il divano posteriore corredato da due prese USB.

Le sospensioni non fanno eccezione: la più potente versione da 204 Cv non ha (volutamente) niente di sportivo in termini di handling, dunque l’assetto è stato pensato per far viaggiare i passeggeri in souplesse.

Questo significa che la Dolphin non dà il suo meglio nella guida sportiva tra le curve, anche se l’accelerazione, specie nella modalità di guida “Sport”, è decisa (0-100 km/h in 7 secondi netti) e lo sterzo è preciso quanto basta. 

Riguardo al recupero di energia, non è prevista la “guida con un solo pedale”, in quanto si può scegliere solo tra due modalità; una in cui l’auto scorre, ideale in autostrada o sulle strade extraurbane con poco traffico, e l’altra “Hight” in cui si fa più intensa, ma non tanto da farti dimenticare il pedale del freno.

La YD Dolphin parte da 30.790 euro nella versione d’ingresso Active da 95 Cv e raggiunge i 37.790 euro in quella top di gamma Design da 204 Cv. Nel mezzo c’è la versione Boost da 176 Cv in listino a 31.790 euro.

Autore: Michele Neri