La Jeep Wrangler Rubicon non è semplicemente una fuoristrada: è un simbolo americano, un’icona nel mondo delle 4x4. Le sue origini risalgono al 1940, quando l’esercito degli States sentì l’esigenza di avere una robusta fuoristrada per la Seconda Guerra Mondiale. E venne scelta lei, che allora si chiamava Willys. 

Vediamo cosa si prova, oggi, a guidare la Jeep Wrangler Rubicon in questa versione yankee 3.6 V6 da 284 CV.
 


COME SI PRESENTA

Americana fino al midollo. Imponente. Con quel design iconico che si distingue da tutte le altre. Con quelle forme squadrate dal grande fascino. Che durano nel tempo, ma che non sarebbero accettabili su un’auto progettata nei giorni nostri. In primis perché sono nemiche del Cx. E poi perché, con ogni probabilità, non sono le migliori per affrontare i test per la sicurezza del pedone di EuroNCAP.

Per entrare nell’abitacolo della Jeep Wrangler Rubicon quasi è necessario arrampicarsi, tanto è in alto. L’altezza del posto di guida, più che da SUV, è da camion: diverse volte ci è capitato di affiancarci a un autocarro per scoprire, con sorpresa, di essere alla sua stessa altezza. Volendo è possibile togliere le portiere e lasciarle in garage, tuttavia in Italia non è una pratica legale se si intende circolare sulle strade pubbliche.

Il piccolo parabrezza è molto vicino a chi guida e il volante non è regolabile in profondità. Insomma, l’ergonomia non è delle migliori, e il posto di guida della Jeep Wrangler ha un sapore retrò. Ma trovarsi così in alto è una bella sensazione, si domina la strada e si percepisce tutta l’imponenza del mezzo. L’abitacolo è discretamente rifinito e ricco di portaoggetti. C’è anche uno schermo a colori - la grafica è da Commodor 64 - con navigatore GPS e impianto audio firmato Alpine da 460 Watt. 

La Jeep Wrangler in prova è esagerata anche sotto il cofano. Il 3.6 V6 romba sornione quando si risveglia, ed è capace di scalpitare quando viene richiesto: 284 CV e 347 Nm non sono valori impressionanti in termini di potenza specifica, ma assicurano prestazioni di livello.

Il cambio non poteva che essere un cambio automatico con convertitore di coppia a 5 marce, molto fluido e piuttosto pigro. La versione Rubicon è dotata di trazione 4x4 inseribile, bloccaggio dei differenziali e marce ridotte: in off-road è inarrestabile.


COME VA

Confrontare la Jeep Wrangler Rubicon 3.6 V6 con le altre auto “normali” non sarebbe corretto. Innanzitutto la Jeep Wrangler è un’auto fuori dal comune. È nata per affrontare i terreni più difficili: pensate che il pavimento è dotato di tappi di scolo, nel caso vi dovesse capitare di affrontare un guado particolarmente impegnativo.

Su strada la Wrangler richiede rispetto. Il cambio automatico evita ogni stress nel traffico, lo sterzo è leggero e pronto, e il motore assicura grandi partenze ai semafori. La guida, però, è tutt’altro che precisa: telaio a traverse e longheroni, altezza da terra esagerata e sospensioni ad assale rigido ne fanno un’auto indistruttibile in fuoristrada, ma certamente non aiutano dal punto dal vista dell’handling sulle strade afslaltate.

Le staccate e le curve non sono il suo forte. D’altra parte nessuno si sognerebbe di comprarla per le sue doti su strada, per lo stesso motivo per cui un motociclista non comprerebbe mai una Harley Davidson per farci i trackday in pista. Provate a portarla in fuoristrada: qui la Wrangler Rubicon ha poche rivali.

Il motore è possente, tanto che il passaggio da 0 a 100 km/h viene coperto in appena 8 secondi. Quando si affonda il gas la Wrangler 3.6 V6 si schiarisce la voce, e dopo un attimo di incertezza si fionda in avanti con una spinta decisa, con le ruote anteriori che si alleggeriscono.

Larga 1,87 metri specchietti esclusi, la Wrangler è piuttosto imponente. Ma in questa versione a 3 porte, lunga 4,22 metri, non fatica a trovare parcheggio. Non è certamente la vettura più agile per la città e le sospensioni non sono delle più confortevoli, tuttavia ha i sui pro. Che vanno dall’immagine unica (si è pur sempre al volante di un’icona a quattro ruote) alla posizione di guida molto alta. Senza contare che buche, dossi e tombini non le fanno nemmeno il solletico. 


QUANTO COSTA

Il prezzo di listino della Jeep Wrangler Rubicon 3.6 V6 è di 42.250 euro. La dotazione di serie offre tutto quello che serve, dalla radio al navigatore GPS. Il costi di gestione della Jeep Wrangler Rubicon 3.6 V6 sono alti, sia perché con i suoi 209 kW rientra nel famigerato superbollo (20 euro ogni kW sopra i 185) sia per i consumi di carburante, elevati sempre e comunque.

La gamma della Jeep Wrangler prevede anche una versione 2.8 diesel da 200 CV e 460 Nm di coppia. Non consuma poco, ma senz’altro meno della 3.6 V6: il dato dichiarato è di 11,1 km/l VS 8,8. E se la potenza è inferiore di 84 CV, recupera con 113 Nm di coppia supplementare. 


POSSIBILI ALTERNATIVE

Chi desidera una 4x4 iconica e dalla forte personalità ha poca scelta. Dopo l’uscita di scena della Land Rover Defender, andata in pensione all’inizio del 2016, resta solo la Mercedes Classe G ad avere un design iconico tanto quello della Wrangler. Rispetto alla quale è in listino con prezzi ben più alti: si parte da 83.000 euro per i motori diesel e da 108.000 per quelli a benzina.

In alternativa ci sono due giapponesi con un certo heritage e ottime capacità in off-road: la Mitsubishi Pajero e la Toyota Land Cruiser, due veicoli robusti e affidabili che hanno fatto la storia del fuoristrada. E se le dimensioni (e le prestazioni) non contano c’è anche una terza nipponica che ama solcare terreni avventurosi, la piccola Suzuki Jimny. È la “citycar delle fuoristrada”, ma quando mette le ruote fuori dall’asfalto è capace di grandi cose.


A CHI SI RIVOLGE

A chi cerca una 4x4 dura e pura, inarrestabile in off-road e dalla grande immagine. Con la Wrangler si compra un mito, un’auto senza tempo. Chi non resiste al suo fascino la compra anche solo per spostarsi in città.


PUNTI DI FORZA

- Ha un’immagine iconica e fascino da vendere
- Le grandi capacità in fuoristrada
 

PUNTI DI DEBOLEZZA

- La versione 3.6 V6 consuma troppo per i nostri standard
- Il comfort acustico è compromesso dai fruscii del tetto in tela