Abbiamo provato in pista e su strada due sportive molto diverse tra loro: la Jeep Grand Cherokee SRT da 468 CV e la Seat Ibiza Cupra da 180 CV. Vediamo come si sono comportate.
 


Jeep Grand Cherokee SRT

Un’auto totalmente fuori dagli schemi, dal forte sapore esotico. La Jeep Grand Cerokee SRT è un grosso Suv sportivo che cela sotto il cofano un motore enorme: un V8 6.4 HEMI a benzina da ben 468 CV e 624 Nm.

Vista da fuori, la Grand Cherokee SRT si distingue dalle altre versioni per le appendici aerodinamiche dal tono sportivo e dagli enormi pneumatici 295/45 montati su cerchi da 20”. E’ dotata di un assetto sportivo con ammortizzatori attivi e di un impianto frenante Brembo con dischi da 380 mm e pinze a 6 pistoncini. E c’è pure la modalità di guida Track pensata per la pista. Insomma, ha tutto quel che serve per essere guidata come una sportiva. Ma supera di slancio il metro e settanta e pesa quasi due tonnellate e mezzo. Uscirà con dignità da questa prova in pista?

Sembra incredibile, ma questo bestione yankee non è affatto un pesce fuor d’acqua tra i cordoli, soprattutto grazie alla potenza del suo V8. In accelerazione lascia completamente a bocca aperta: con un rombo inebriante del motore tocca i 100 km/h in appena 5 secondi. E frena anche bene: i grandi dischi Brembo assicurano una decelerazione da 100 km/h a 0 in appena 35 metri.

Certo, non può vincere contro le leggi della fisica: il peso si sente tutto in curva e se si accelera prima di essere dritti il controllo della trazione taglia la potenza per evitare pericolosi sovrasterzi probabilmente poco controllabili. L’ingresso i curva, quindi, non è dei più rapidi, ma raggiunto il punto di corda si può spalancare il gas e la Grand Cherokee SRT ti incolla letteralmente al sedile. Non il massimo dell’efficacia e neppure il massimo del divertimento,ma a un Suv di queste dimensioni non si potrebbe chiedere di più.

Su strada la Jeep Grand Cherokee SRT coccola i passeggeri con un abitacolo confortevole e spazioso. E, per consumare meno, disattiva 4 degli 8 cilindri ai carichi parziali (cioè accelerando con cautela). Ma se i consumi vi preoccupano, lasciate perdere: la Grand Cherokee SRT non fa per voi. Prendetevi la versione a gasolio.
 

Seat ibiza ST

La versione più potente della Seat Ibiza si chiama Cupra, che sta per Cup Racing. Una piccola sportiva equipaggiata con un motore 1.4 TSI con doppia sovralimentazione: un compressore volumetrico e una turbina.

A vederla da fuori, l’Ibiza Cupra, non ha l’aria particolarmente cattiva. Anzi, passa quasi inosservata, se non fosse per il suono cupo che esce dallo scarico. E anche dentro, a parte il volante rivestito in pelle e i sedili profilati, è piuttosto sobria, come nelle altre versioni.

Sottopelle, però, le differenze con le altre versioni ci sono eccome. E si sentono, non appena ci si mette alla guida. Il “millequattro” con doppia sovralimentazione è corposo anche ai regimi più bassi, dove il volumetrico la fa da protagonista. Poi entra in gioco la classica turbina a chiocciola, e allunga con decisione fino alla zona rossa del contagiri con un sound entusiasmante. Il comportamento dinamico è sincero, facile anche per  non esperti, ma si registra qualche reazione di coppia al volante.

I puristi del cambio manuale rimarranno delusi: l’Ibiza Cupra è disponibile solo con l’automatico a doppia frizione DSG. Che toglie forse un po’ di divertimento, rendendo tutto più facile, ma è svelto nell’assecondare le richieste del pilota e molto efficace in pista.

Il set up degli ammortizzatori è ben equilibrato, nel senso che è abbastanza rigido per la pista ma non tanto da compromettere il comfort su strada. Tra l’altro, a proposito di comfort, il DSG è perfetto anche in città nella modalità automatica.


In conclusione

Difficile dire chi sia la vincitrice di questa sfida. L’Ibiza, pur essendo meno potente, ha la meglio in pista grazie al peso nettamente inferiore e diverte di più. Ed è anche una buona compagna di viaggio in tutte le situazioni, dal traffico cittadino all’autostrada. Con la Grand Cherokee SRT non si passa per niente inosservati, sia per la sua estetica pompata sia per il rombo del grosso V8 yankee. I suoi punti forti sono il comfort e una ripresa che da assuefazione. Nella guida sportiva, però, emergono i grossi limiti derivanti dalla sua natura da fuoristrada.